Onze (p. 253-255)
Tiro a pastilha de hortelã da boca para poder falar. – Se você soubesse, Lião. Imagine que eu estava muito poética, lendo sobre estrelas quando ouvi aquele turbilhão na escada e um grito tão agudo que meu livro foi parar no teto, adivinha quem era. Estava de- pendurada na escada, berrando, tinham enterrado um florete no peito dela, enfim, podre de dro- gas. Loucura completa. E tão imunda. Na roupa tinha lama, carvão, umas manchas suspei- tíssimas. E aquele cheiro. Dei- lhe um banho de imersão, até na cabeça tinha sujeira. Não continuo porque Li- ão está rindo sem parar. Espe- ro. Foi até a sacola, tirou um rolo de barbante e começou a amarrar pequenas pilhas de li- vros alinhados no chão. Acen- deu um cigarro e com a brasa queimava o barbante depois de fazer o nó.
[...]
– Vim com o carro da mãezinha, idéia fabulosa por- que adiantei demais minha lis- ta, fiz coisas à beça, providên- cias, despedidas de amigos – disse e parou na minha frente. – Tudo se precipitou de tal jei- to, Miguel já embarcou. – Embarcou?
– Já deve estar lá. Isso quer dizer que vou antecipar minha viagem, quero entrar na primeira vaga que tiver, tenho tudo pronto, estou tinindo. Fal- tava só um saco de viagem e mãezinha me dá essa mala, via- jo com mala de milionário, ô Lena! Mais uns dois dias e de-
Le ragazze
Undici (p. 291-292)
Mi tolgo la caramella alla menta dalla bocca per poter parlare.
– Sapessi, Lião. Pensa che ero molto poetica, stavo leggen- do sulle stelle quando ho sentito quel rombo sulle scale e un urlo così acuto che il mio libro è an- dato a finire sul soffitto, indovi- na chi era. Era appesa alla scala, urlava, avevano ficcato un fio- retto nel suo petto, insomma, imbottita di droghe. Follia tota- le. E talmente sporca. Nei vestiti c’era fango, carbone, delle mac- chie sospettissime. E quell’odo- re. Le ho fatto un bagno d’im- mersione, persino in testa c’era della sporcizia.
Smetto perché Lião sta crepando dalle risa. Aspetto. È andata verso lo zaino, ha preso un rotolo di spago e ha comin- ciato a legare delle piccole pile di libri sistemate per terra. Ha acceso una sigaretta e con la brace bruciava lo spago dopo a- ver fatto un nodo.
[…]
– Sono venuta con la mac- china della mamma, idea favo- losa perché ho anticipato parec- chio la mia lista, ho fatto un sac- co di cose, ho preso dei provve- dimenti, salutato gli amici – ha detto e si è fermata davanti a me. – Tutto è precipitato in mo- do tale, Miguel è già partito. – È partito?
– Sarà già arrivato. Questo vuol dire che dovrò anticipare il mio viaggio, voglio andare sul primo posto libero, ho tutto pronto, non sto nella pelle. Mancava solo una borsa per il viaggio e la mamma mi dà que-
Ragazze
Undici (p. 257-259)
Mi tolgo la caramella alla menta dalla bocca per poter parlare.
– Se tu sapessi, Lião. Im- maginati che io me ne stavo tutta poetica, a leggere cose sulle stelle quando ho sentito quel turbine per le scale e un grido così acuto che il mio li- bro è finito sul soffitto, indovi- na chi era. Stava appesa per le scale, urlando, avevano confic- cato un fioretto nel suo petto, insomma, fattissima. Pazzia completa. E così immonda. Sui vestiti aveva fango, carbone, delle macchie sospettosissime. E quell’odore. Le ho fatto il ba- gno, aveva la sporcizia perfino in testa.
Non continuo perché Lião sta ridendo senza posa. Aspetto. È andata a prendere la borsa, ha tirato fuori un rotolo di spago e ha iniziato a legare piccole pile di libri allineati per terra. Ha acceso una sigaretta e con la brace bruciava lo spago dopo aver fatto il nodo. […]
– Sono venuta con la macchina di mammina, idea fa- volosa perché ho anticipato un sacco la mia lista, ho fatto una marea di cose, provvedimenti da prendere, salutare gli amici – ha detto e mi si è fermata da- vanti. – È tutto precipitato in un modo, Miguel si è già im- barcato.
– Imbarcato?
– Deve essere già arriva- to. Questo significa che devo anticipare il mio viaggio, vo- glio prendere il primo volo possibile, ho tutto pronto, sto
sembarco em Casablanca. De- pois, Argel.
– Lião, Lião, você está brincando! E nossa festa de despedida? A gente tinha com- binado uma festa.
– Não dá pé. Um dia a gente festeja que vai chegar o tempo de festa, agora é arrumar a mala e tocar pro aeroporto, ô que medo. Não sou nem passa- rinho nem nada – resmungou levantando a mala. Colocou-a na mesa. – Quando vim de Sal- vador, a comissária de bordo, uma moça muito fina como di- ria a mãezinha, avisou pelo mi- crofone que por motivos de or- dem técnica ia acontecer não sei quê e por isso a gente devia apagar o cigarro e apertar o cinto, não entendi o que ia a- contecer mas depois dos moti-
vos de ordem técnica o avião
desbundou até a alma. Tive o maior cagaço do mundo. Lorena fez uma careta de pânico, riu e sentou-se nos jor- nais que amontoei no chão. Suspirou ao tirar do bolso uma pastilha de hortelã.
– Então vai mesmo. Ou- via você falar, a viagem, a via- gem mas me parecia uma coisa meio vaga um pouco sobre a piada. Ah, Lião – murmurou. Animou-se: – Quero ir ao aero- porto, é lógico.
– Melhor não, Lorena. Nada de despedidas – digo e o- lho suas sandálias branquíssi- mas como se tivessem vindo neste instante da loja. [...]
sta valigia, parto con una valigia da milionario, oh Lena! Ancora un paio di giorni e arrivo a Ca- sablanca. Poi, ad Algeri. – Lião, Lião, ma stai scherzando! E la nostra festa d’addio? Ci eravamo messe d’accordo per una festa.
– Niente da fare. Un gior- no festeggeremo, arriverà il tempo dei festeggiamenti, ora bisogna sistemare la valigia e andare all’aeroporto, oh che paura. Non sono mica un uccel- lino – si è lamentata tirando su la valigia. L’ha messa sul tavo- lo. – Quando venni da Salva- dor, l’assistente di bordo, una ragazza molto fine come direb- be mamma, avvertì col microfo- no che per motivi tecnici sareb- be successo non so cosa e per questo dovevamo spegnere le si- garette e allacciare le cinture, non capii cosa doveva succedere ma dopo i motivi tecnici l’aereo traballò da morire. Ebbi la più grande cagarella della mia vita. Lorena ha fatto una smor- fia di panico, ha riso e si è sedu- ta sui giornali che ho ammuc- chiato per terra. Ha sospirato quando ha tolto dalla tasca una caramella alla menta.
– Allora parti sul serio. Ti sentivo parlare, il viaggio, il vi- aggio ma mi sembrava una cosa un po’ vaga, un po’ sullo scher- zo. Ah, Lião – ha mormorato. Si è entusiasmata: – Voglio venire in aeroporto, è logico.
– Meglio di no, Lorena. Niente addii – dico e guardo i suoi sandali bianchissimi come se fossero appena arrivati dal negozio. […]
fremendo. Mi mancava solo un sacco da viaggio e mammina mi dà questa valigia, viaggio con una valigia da milionario, oh Lena! Ancora un paio di giorni e sbarco a Casablanca. Poi, Algeri.
– Lião, Lião, stai scher- zando! E la nostra festa di ad- dio? Dovevamo fare una festa. – Non si può. Un giorno festeggeremo, quando arriverà il giorno della festa, ora devo fare la valigia e via in aeropor- to, oh che paura. Non sono un uccellino né niente – brontolò sollevando la valigia. La mise sul tavolo. – Quando sono ve- nuta da Salvador, la comissaria di bordo, una ragazza molto fi- ne come direbbe mammina, ha avvisato con l’altoparlante che per motivi tecnici sarebbe suc- cesso non so che e per questo dovevamo spegnere le sigarette e allacciare le cinture, non ho capito che cosa sarebbe succes- so dopo i motivi tecnici l’aereo si è sbilanciato fino all’anima. Ho avuto la cacarella più gran- de del mondo.
Lorena ha fatto una smor- fia di panico, ha riso e si è se- duta sui giornali che ho am- mucchiato per terra. Ha sospi- rato nel prendere dalla tasca una caramella alla menta. – Allora vai proprio. Ti sentivo parlare, il viaggio, il viaggio, ma mi sembrava una cosa piuttosto vaga, un po’ sullo scherzo. Ah, Lião – ha mormorato. Si è animata: – Voglio venire all’aeroporto, è ovvio.
– Meglio di no, Lorena. Niente addii – dico e guardo i suoi sandali bianchissimi come se fossero appena usciti dal ne- gozio. […]
O trecho se inicia com uma narração claramente homodiegética, sob a voz de Lorena – “tiro a pastilha de hortelã da boca para poder falar” –, prossegue com o diálogo entre as duas personagens e termina com outra narração homodiegética (dessa vez sob a voz de Lia). Não fica claro, contudo, se essa transição acontece de forma direta ou se é intercalada por uma breve narração heterodiegética. De fato, entre as duas
narrações homodiegéticas se encontra uma descrição logo após a fala de Lia (“resmungou levantando a mala. Colocou-a na mesa”) que, a rigor, pode representar tanto uma perspectiva intradiegética (de Lorena) quanto uma perspectiva extradiegética (do narrador heterodiegético). Não se sabe ao certo de quem é a voz e, nesse caso, a hesitação é legítima. O tradutor, entretanto, como bem lembra Gadamer,
non può lasciare in sospeso nulla che non gli riesca chiaro. Deve decidere il senso di ogni sfumatura. Ci sono certo casi limite nei quali anche nell’originale (per il lettore “originario”) c’è qualcosa di oscuro. Ma proprio in questi casi limite viene in luce piena la necessità di decidere a cui l’interprete non può sfuggire. Deve rassegnarsi, e dire chiaramente come intende anche queste parti oscure del testo.115 (2002, p. 345)
A tradução para a língua italiana exige o esclarecimento dessa voz narrativa que em português se mantém dúbia, inclusive porque em italiano a questão da transição de voz está ligada ao problema da alternância entre o passato prossimo e o passato
remoto. Esse é um dos problemas com os quais é preciso lidar ao traduzir do português
para o italiano, pois o nosso pretérito perfeito simples do indicativo encontra dois correspondentes em italiano: o passato prossimo e o passato remoto. Verdaguer lembra que
a origem da distinção entre o passato remoto e o passato prossimo remonta à distinção aspectual entre o Aoristo e o Perfeito do grego clássico. O Aoristo indicava um evento ocorrido no passado, totalmente concluído, mas sem nenhuma relação com o momento da enunciação, enquanto o Perfeito indicava um evento ocorrido no passado, totalmente concluído, mas que mantinha uma sua atualidade e relevância no momento da enunciação. Sucessivamente, esses dois paradigmas confluíram no Perfectum latino, o qual passou a apresentar uma consequente [sic] ambivalência funcional. Se, por um lado, a língua portuguesa manteve essa ambivalência no pretérito perfeito simples, por outro, no italiano, a alternância entre o passato remoto e o passato prossimo tem suas raízes, como dissemos acima, na oposição aspectual entre o Aoristo e o Perfeito gregos. (2004, p. 188-189)
A ambivalência mencionada por Verdaguer pode ser observada no romance de Lygia Fagundes Telles: qualquer que seja o tipo de narração (homodiegética ou heterodiegética), encontrar-se-á sempre o pretérito perfeito simples na narração de eventos ocorridos no passado. Assim, se a transição de voz, por si só, dá-se muitas vezes de forma ambígua em As meninas, tal aspecto é favorecido pela própria estrutura
115 [Não pode deixar em suspenso nada que não lhe seja claro. Deve decidir o sentido de cada detalhe. Há
certamente casos limites nos quais inclusive no original (para o leitor ‘originário’) encontra-se algo obscuro. Mas justamente nesses casos limites vem à luz a necessidade de decidir, a qual o intérprete não pode fugir. Deve se conformar e dizer exatamente como entende essas partes obscuras do texto.]
da língua. Já em italiano, por mais que se queira manter a ambivalência, a própria conjugação impõe limites, pois obriga a uma explicitação ou a um esclarecimento. Verdaguer ressalta que “no que se refere à tradução em particular, nem sempre [...] a escolha entre o passato remoto e o passato prossimo é imediata” (Id., p. 194), visto que não há um critério que possa ser utilizado indistintamente. De fato,
não é [...] a colocação dos eventos num eixo temporal objetivo a determinar a escolha entre o passato prossimo e o passato remoto, mas a relação de estranhamento ou apropriação dos mesmos, por parte do sujeito narrante, isto é, a sua percepção subjetiva dos eventos, de acordo com o critério de “atualidade psicológica”. (Id., p. 193)
A princípio, o passato remoto tende a imprimir mais objetividade à narração – razão pela qual é utilizado na narração de eventos históricos –, enquanto o passato
prossimo revela maior proximidade ao registro oral e, em certa medida, maior
subjetividade.
Considerando essa diferença, optei por utilizar o passato remoto na narração heterodiegética do romance, enquanto que na narração homodiegética predominou a alternância entre um e outro passado: em linhas gerais, passato prossimo para a narração do presente e passato remoto na evocação de lembranças mais distantes no tempo. Na tradução de Pesante também se encontra uma escolha semelhante: passato
remoto na narração heterodiegética e alternância entre os dois tipos na narração
homodiegética. Neste caso, porém, o procedimento de ambas traduções se diferencia, pois Pesante opta pelo passato prossimo sobretudo nos diálogos, utilizando-o também em algumas descrições feitas a partir da perspectiva das personagens – em algumas descrições, porém, adota o passato remoto.
Em nenhuma das duas traduções se observa um critério absoluto, ao contrário, nota-se que em ambas o uso do passado varia de caso a caso, embora seja possível sentir uma leve tendência nos dois textos: na minha tradução para o passato prossimo, na tradução de Pesante para o passato remoto. Todavia, essa diferença entre as duas traduções espelha uma característica da narração homodiegética em italiano: com ela, de fato,
o leque de possibilidades amplia-se notavelmente. A narração em primeira pessoa implica o envolvimento afetivo do narrador em relação aos eventos descritos e, como tal, justifica o emprego do passato prossimo não só durante os diálogos, mas também durante a narração. Assim, a narração em primeira pessoa pode-se valer da utilização, seja do passato prossimo, seja do passato
distanciamento/ruptura ou aproximação/apropriação, que se instaura entre o narrador e os eventos. (Id., p. 195)
Assim, enquanto o texto em português pôde deixar em aberto a questão da voz narrativa em determinados momentos, a tradução para o italiano exigia um posicionamento, uma definição quanto ao tipo de narração. Naquelas situações em que os dados do texto não eram suficientes para indicar uma resposta inequívoca, a solução era recorrer um pouco à intuição de leitor(a)/tradutor(a). No caso específico do fragmento apresentado, era preciso definir se a frase que intercala as duas narrações homodiegéticas – “resmungou levantando a mala. Colocou-a na mesa” –, fazia ainda parte da perspectiva de Lorena ou se, ao contrário, representava a visão do narrador heterodiegético. Se a narrativa deixa ambas possibilidades em aberto, é possível observar que cada tradução interpretou essa passagem de forma diferente.
Esse não é o único caso no qual a hesitação e a dúvida se fazem presentes, pois há vários outros momentos do romance nos quais se torna realmente difícil diferenciar e definir a voz dos narradores, como no seguinte fragmento:
Cotejo 5: Mudança da voz narrativa dentro de um mesmo parágrafo