Quatro (p. 87-88)
Nenhuma será minha amiga, Madre Alix, nenhuma. A se- nhora me ama mas a senhora é santa não conta. Na realidade. Como podem me perdoar? Nem a Loreninha que me dá presentes e dinheiro e me pinta quando minha mão treme de- mais nem a Lorena que lava meus pentes. Oriehnid. Aquele arzinho superior que conheço bem. Como se eu fosse uma a- gregada. Me esfregando a fa- mília na cara o tal tronco de bandeirante de chapelão e bota. Os senhores da terra que abri- ram cidades. E o rabo da negra- da? Não é que não goste dela. Gosto. Mas me enerva com a- quele jeitinho todo especial de dar conselhos sem aconselhar uns conselhos enroladinhos to- da ela é enroladinha. Nhem- nhem. Uma coleção de vesti- dos bacanérrimos uma coleção de perfumes bacanérrimos e com aquela roupeta de menini- nha cheirando a sabonete. “Não gosto de muito perfume, só u- ma gotinha às vezes.” Muito a- purado o insetinho com sua mi- nigotinha de Miss Dior. Na re- alidade quer dizer que uso per- fume demais que sou vulgar porque despejo perfume em mim. Despejo mesmo, pomba. E então. A outra da esquerda faz aquele sorriso da esquerda e também arreganha o nariz. “Sinto seu perfume até no meu
Le ragazze
Quattro (p. 201-202)
Nessuna diventerà amica mia, Madre Alix, nessuna. Lei mi a- ma ma Lei è una santa non con- ta. In realtà. Come possono per- donarmi? Neanche Loreninha che mi dà dei regali e dei soldi e mi trucca quando la mia mano trema troppo nemmeno Lorena che lava i miei pettini. Idlos. Quell’arietta superiore che co- nosco bene. Come se io fossi un’imbastardita. Rinfacciando- mi la famiglia con quel ceppo da bandeirante con il cappello- ne e gli stivali. I signori della terra che aprirono le città. E il culo dei negri? Non è che non ci tengo a lei. Ci tengo. Però mi fa venire rabbia con quell’atteggia- mento tutto speciale di dare consigli senza consigliare certi consigli arzigogolati lei è tutta arzigogolata. Ngné-ngné. Una collezione di vestiti stupendi u- na collezione di profumi stupen- di e con quella robetta da bimba profumata di sapone. “Non mi piace mettere tanto profumo, so- lo qualche gocciolina ogni tan- to.” Molto raffinato l’insettino con la sua minigocciolina di Miss Dior. In realtà vuole dire che uso troppo profumo che so- no volgare perché mi bagno di profumo. Mi bagno sì, caspita. E allora. Quell’altra della sini- stra fa quel sorriso di sinistra e anche lei torce il naso. “Sento il tuo profumo persino in camera mia.” Lavorando per la patria.
Ragazze
Quatro (p. 88-90)
Nessuna sarà mia amica, Ma- dre Alix, nessuna. Lei mi ama ma Lei è santa non conta. In realtà. Come mi possono per- donare? Neanche Loreninha che mi fa i regali e mi dà anche i soldi e mi trucca quando la mia mano trema troppo, nem- meno Lorena che lava i miei pettini. Idlos. Quell’aria supe- riore che conosco bene. Come se io fossi una aggregata. A sfregarmi la famiglia in faccia, quel tal busto del bandeirante col cappellaccio e gli stivali. I signori della terra che aprirono le città. E il sedere della negret- ta? No, non è che lei non mi piaccia. Mi piace. Ma mi fa innervosire con quell’atteggia- mento tutto speciale di dare consigli senza consigliare, con- sigli tutti contorti, tutta lei è contorta. Gnem-gnem. Una collezione di vestiti fichissimi una collezione di profumi fi- chissimi, e con quella robetta da bambina e quel profumino di sapone. «Non mi piace trop- po profumo, solo una goccina a volte». Tutto perfettino l’in- setto con la sua minigoccia di Miss Dior. In realtà vuole dir- mi che uso troppo profumo, che sono volgare perché mi riempio di profumo. Mi riem- pio sì, cavolo. E allora? Quel- l’altra di sinistra fa quel sorriso di sinistra e allarga anche il na- so. «Sento il tuo profumo an-
quarto.” Trabalhando pela pá- tria. Ora dane-se. Quem é que está pedindo quem? Fica me olhando com o olhão parado. “Que é isso no seu braço? Uma picada?” Picada sim e daí. Paro com tudo quando bem enten- der. Vou ser capa de revista. Me casar com um milionário. Fique aí embananada porque o ano que vem. Como sou boa posso ainda ajudar você e seus piolhentos ajudo todos. Dou u- ma casa pras suas reuniões, dou uma casa pra Loreninha que vai ficar sem nada com a- quela mãezinha esbordoando a fortuna, não tem importância não interessa. Resolvo tudo. Então fico verdadeira. “Só pe- ço a Deus pra ser sempre ver- dadeira” – ela disse não sei quantas vezes naturalmente com intenção de. Verdadeira. Com dinheiro também fico, pomba. Fico a própria boca da fonte jorrando a verdade. É fá- cil dizer a verdade na riqueza. Bacana os gloriosos contando nas entrevistas que na infância reviraram a lata com os ratos, muito bacaninha tanta autenti- cidade. Coragem, não? Bonito. Mas é preciso ter quatro carros na garagem e caviar na geladei- ra e uma vila na puta-que-pariu pra confissão ficar interessante. É preciso cuspir dólar pra ter graça a história do mascarado- cu-rasgado é preciso, Madre Alix, minha santa santa. Por enquanto ainda não. Quando me estruturar conto tudo, es- conder onde. Sabe o que é se estruturar? Se forrar de o- riehnid. Antes me costuro e fa- ço um enxoval que o escamoso gosta de me exibir pros meia- cervejinhas dele. Escolho um bom analista que agora sou eu que não quero mais aquele tur- co. Bastardo. Ganancioso. Per- guntei se tinha se casado por a- mor e me respondeu que era um amor que durava até hoje. Casar por amor, ora. Se com este daqui que amo às raias não sinto nada imagine só como vai ser com aquele escamoso. Me atocho de óleo e fico ganindo. Está lá descascando o pãozinho
Ma vaffanculo. Chi gliel’ha chiesto? Chi? Mi guarda con gli occhioni fermi. “Cos’è questo sul tuo braccio? Una puntura?” Una puntura sì e allora. Smetto tutto quando mi pare. Uscirò sulla copertina delle riviste. Sposerò un milionario. Stai pure lì incasinata perché l’anno pros- simo. Siccome sono buona pos- so anche aiutare te e i tuoi maia- li vi aiuto tutti. Ti regalo una ca- sa per le tue riunioni, regalo una casa a Loreninha che rimarrà senza niente con quella mamma che sciala la fortuna, non impor- ta non importa. Risolverò tutto. Allora diventerò vera. “Chiedo a Dio soltanto di essere sempre vera” – disse non so quante vol- te naturalmente con l’intenzione di. Vera. Con i soldi lo divento anch’io, caspita. Divento la boc- ca di una fonte sputando la ve- rità. È facile dire la verità nella ricchezza. Bello quando i glo- riosi raccontano nelle interviste che nell’infanzia frugavano nel- l’immondezza insieme ai topi, molto bello tanta autenticità. Coraggio, no? Bello. Ma biso- gna avere quattro macchine in garage e caviale in frigo e una villa in culo al mondo per ren- dere interessante la confessio- ne. Bisogna sputare dollari per renderla buffa la storia del culo- rotto-mascherato, Madre Alix, santa santa mia. Per adesso non ancora. Quando mi sarò struttu- rata racconto tutto, nascondere dove. Sai che vuol dire struttu- rarsi? Riempirsi di idlos. Prima mi faccio cucire e faccio il cor- redo che lo squamato adora esi- birmi ai suoi amichetti. Scelgo un buon analista che adesso non lo voglio più quel turco. Bastar- do. Arrivista. Chiesi se si era sposato per amore e mi rispose che era un amore che durava tuttora. Sposarsi per amore, bah. Se con questo qui che amo alla follia non provo nulla figuria- moci come sarà con quello squamato. Mi riempio di olio e urlo. È di là che toglie la crosta al suo pane, perché sei arrivata in ritardo? Sono stata rapita, ec- co. Il tipo mi ha portata in mez- zo ai prati e non fosse stato l’A-
che in camera mia». A lavorare per la patria. Ma chissenefrega. Chi sta chiedendo chi? Resta a guardarmi con l’occhio fermo. «Che cos’è questo sul tuo braccio? Una puntura?». Una puntura sì e allora? Smetto con tutto quando voglio. Sarò sulla copertina di rivista. Mi sposo un milionario. Resta pure lì in- tontita perché l’anno prossimo. Siccome sono buona posso an- che aiutarti a te e ai tuoi pidoc- chiosi, aiuto tutti. Ti do una ca- sa per le tue riunioni, do una casa a Loreninha che resterà senza niente con quella madre a sperperare la fortuna, non importa non interessa. Risolvo tutto. Allora divento vera. «Chiedo a Dio solo di essere sempre vera», disse lei non so quante volte naturalmente con l’intenzione di. Vera. Coi soldi anche io divento, cavolo. Di- vento proprio la fonte da cui scaturisce la verità. È facile di- re la verità nella ricchezza. Ot- timo che i gloriosi raccontino che da piccoli se la spassavano insieme ai topi, ottima davvero tanta autenticità. Coraggio, no? Bello. Ma bisogna avere quat- tro macchine in garage e cavia- le in frigorifero e una villa in culo al mondo perché la con- fessione sia interessante. Biso- gna sputare dollari perché pos- sa far ridere la storia del culo rotto mascherato, Madre Alix, santa mia santa. Per adesso an- cora no. Quando mi strutturo racconto tutto, nascondere do- ve. Sa che cos’è strutturarsi? Riempirsi di idlos. Prima mi cucio e mi faccio un corredo, ché allo squamoso gli piace esibirmi davanti a quelle sue mezze calzette. Scelgo un buon analista che adesso sono io che non lo voglio più quel turco. Bastardo. Avido. Gli ho chiesto se si era sposato per amore e mi ha risposto che era un amo- re che durava fino a oggi. Spo- sarsi per amore, va beh. Se con questo qui che amo da pazzi non sento niente, figurati solo come sarà con quello squamo- so. Mi riempio di olio e mi metto a ululare. Starà là a ro-
dele, por que se atrasou? Fui assaltada, pronto. O tipo me le- vou pro mato e se não fosse o
Agnus Dei da Madre Alix. Es-
tou sem dinheiro, todo aquele que você me deu. Ah Madre Alix diga que não vai acontecer nada me abençoa e bota a mão aqui na minha cabeça que está fazendo roque-roque passa sua mão e eu esqueço como quan- do vinha aquela onda e a espu- ma.
gnus Dei di Madre Alix. Sono
senza soldi, tutti quelli che mi a- vevi dato. Ah Madre Alix dica che non succederà niente mi be- nedica e metta la mano qui sulla mia testa che sta facendo roc- roc ci passi la sua mano e io di- mentico come quando arrivava quell’onda e la schiuma.
sicchiare il suo pane, perché hai fatto tardi? Mi hanno scip- pata, ecco. Quel tipo mi ha por- tato nel bosco e se non fosse stato per l’Agnus Dei di madre Alix. Sono rimasta senza soldi, tutti quelli che tu mi hai dato. Ah Madre Alix, dica che non succederà niente, mi benedica e metta la mano qui sulla mia fronte che sta facendo roc-roc, passi la sua mano che io di- mentico come quando arrivava quell’onda e la spuma.
Embora nos discursos de Lia e Lorena também fique evidente a presença da palavra alheia, o discurso de Ana Clara se distingue essencialmente pela forma como é influenciado pela palavra alheia, ou melhor, pela forma como reage a ela. Enquanto os discursos de Lorena e de Lia partem da interação com o outro – com uma diferente visão de mundo, com um outro ponto de vista – para reforçar o próprio ponto de vista, o discurso de Ana Clara recorre à palavra do outro para convencer a si mesma do seu discurso. Se os discursos das companheiras de pensionato parecem mais voltados para o outro – para convencer o outro de seus pontos de vista –, o discurso de Ana Clara mostra-se mais voltado para si mesmo: o diálogo com o outro é apenas uma forma de dialogar consigo mesma.
De certa forma, o seu discurso não se basta a si mesmo, é dependente da palavra do outro, pois é apenas contestando a palavra alheia que Ana Clara pode se convencer da própria palavra. A voz da personagem, entretanto, procura simular essa dependência fingindo indiferença ou mesmo desprezo pelas outras vozes tão fortemente presentes no seu monólogo. A única voz que Ana Clara aceita, a qual se subordina, é a de Madre Alix. Mas, com exceção da palavra da Madre, todas as outras vozes são negadas e repelidas pela personagem ao longo da narrativa – mesmo o discurso tumultuado de Max é contestado pela moça que inveja a sua infância. Dessa forma, tanto as palavras de Max e das duas amigas, quanto os discursos dos analistas, da mãe, dos homens com os quais a mãe e ela viveram, do Doutor Algodãozinho e de outros fantasmas do passado são vozes das quais Ana Clara se apropria apenas para convencer a si mesma do seu próprio ponto de vista, ou seja, de que o passado foi superado, de que pode deixar as drogas quando quiser, de que vai se casar, voltar aos estudos e realizar-se com o dinheiro.
Desse modo, todo o monólogo de Ana Clara estabelece um tenso diálogo com a palavra do outro, respondendo e reagindo energicamente à visão que os outros têm dela. Pode-se portanto dizer que
na autoconsciência do herói penetrou a consciência que o outro tem dele, na auto-enunciação do herói está lançada a palavra do outro sobre ele; a consciência do outro e a palavra do outro suscitam fenômenos específicos, que determinam a evolução temática da consciência de si mesmo, as cisões, evasivas, protestos do herói, por um lado, e o discurso do herói com intermitências acentuais, fraturas sintáticas, repetições, ressalvas e prolixidade, por outro. (BAKHTIN, 2005, p. 210)
Essas características do dialogismo estão intensamente presentes no discurso de Ana Clara, talvez até de forma mais concentrada que no discurso das outras duas protagonistas. Efetivamente, a constante fragmentação, o ritmo oscilante e imprevisível, o estilo de linguagem mais marcado, bem como o contínuo protesto contra a palavra alheia diferenciam fortemente o seu discurso.
Enquanto discurso marcadamente diferenciado, o monólogo de Ana Clara inevitavelmente gera dúvidas para a tradução. Efetivamente, expressões como “o rabo da negrada”, “reviraram a lata com os ratos” ou “mascarado-cu-rasgado” criam hesitações no processo de tradução, não sendo surpreendente, portanto, que se encontrem um maior número de diferenças entre os dois textos em italiano. Vale ressaltar que a presença dessas expressões no discurso de Ana Clara não é aleatória, pois no romance polifônico
o autor reserva efetivamente ao seu herói a última palavra. […] Ele não constrói a personagem com palavras estranhas a ela, com definições neutras; ele não constrói um caráter, um tipo, um temperamento nem, em geral, uma imagem objetiva do herói; constrói precisamente a palavra do herói sobre si mesmo e sobre o seu mundo. (Id., p. 53)
O mundo de Ana Clara, com efeito, é descrito pelas palavras da própria personagem, o que justifica a freqüente recorrência a determinadas expressões que de uma forma ou de outra correspondem ao estilo e, portano, à sua visão de mundo.
O termo negrada, por exemplo, é repetido algumas vezes pela personagem em evidentes manifestações de racismo. Não se encontrando um correspondente preciso em italiano, as traduções adotaram soluções diferentes: Pesante personaliza a expressão com negretta (além de amenizar o tom da fala com a opção por sedere), eu, ao contrário, procurei manter o caráter impessoal, embora consciente de que negri soe de forma diferente em italiano. Ao que parece, a expressão em português não encontrou
uma solução realmente adequada em nenhuma das duas traduções. Outra diferença pode ser encontrada nas soluções adotadas para “reviraram a lata com os ratos”, que encontra duas leituras muito distintas: enquanto a minha tradução explicita a expressão com a referência direta ao lixo (“frugavano nell’immondezza insieme ai topi”), a tradução de Pesante transmite a idéia de diversão (“se la spassavano insieme ai topi”), interpretando “revirar lata” como sinônimo de fazer festa.
Outro ponto divergente entre os dois textos em italiano é, mais uma vez, a pontuação, especialmente no que diz respeito à última frase do trecho apresentado. Vimos anteriormente que a pontuação se constitui como diferencial na narração de Ana Clara e tendo em vista a relevância de tal elemento, não inseri qualquer pausa na última frase, de modo que no texto em italiano também se sentisse a aceleração do ritmo; já em
Ragazze, Pesante optou por uma narração menos ofegante, inserindo algumas vírgulas
no monólogo da personagem.
A partir dos estilos da linguagem e dos pontos de vista dos quais estão imbuídas as vozes das personagens, é possível se aproximar da verdade delas, lembrando que a “verdade” não é senão “a verdade da própria consciência do herói. Ela não pode ser neutra face à autoconsciência” (Id., p. 55). De fato, nessa narrativa de Lygia Fagundes Telles, a verdade nunca é neutra, mesmo quando dá a impressão de sê- lo.
Tal aspecto pode ser observado nas relações dialógicas que se estabelecem entre os diferentes pontos de vista de As meninas: a realidade multifacetada é vista, absorvida e vivida por cada moça de forma peculiar, a partir de uma perspectiva própria, pessoal. Manifesta-se, então, a relatividade de cada visão, a parcialidade de cada ponto de vista: os limites entre a verdade e a mentira se diluem como aquarela, a distinção entre uma e outra é sempre ambígua e tendenciosa. A verdade, no romance polifônico como na vida, nunca é impessoal.
Os cotejos aqui apresentados, embora representem uma pequena amostra da interação entre os discursos das personagens e de suas implicações para a tradução em italiano, revelam que as relações dialógicas em As meninas não se apresentam sempre sob o mesmo aspecto, o que significa que a cada caso a tradução reage de forma diferente. Observamos, de fato, que se em alguns momentos as traduções adotam soluções semelhantes, tentanto manter a coerência no todo, em outros elas se diferenciam pelas escolhas lingüísticas e estilísticas. Em todos os casos, porém, semelhanças e diferenças revelam as interpretações de cada tradutor diante do dialogismo da narrativa.