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MATTEO MARIA BOIARDO: CANTO PRIMO

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Academic year: 2021

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(1)

MATTEO MARIA BOIARDO: CANTO PRIMO

1

Signori e cavallier che ve adunati Per odir cose dilettose e nove, Stati attenti e quïeti, ed ascoltati

La bella istoria che ’l mio canto muove;

E vedereti i gesti smisurati, L’alta fatica e le mirabil prove

Che fece il franco Orlando per amore Nel tempo del re Carlo imperatore.

2

Non vi par già, signor, meraviglioso Odir cantar de Orlando inamorato,

Ché qualunche nel mondo è più orgoglioso, È da Amor vinto, al tutto subiugato;

Né forte braccio, né ardire animoso, Né scudo o maglia, né brando affilato, Né altra possanza può mai far diffesa, Che al fin non sia da Amor battuta e presa.

3

Questa novella è nota a poca gente, Perché Turpino istesso la nascose, Credendo forse a quel conte valente Esser le sue scritture dispettose,

Poi che contra ad Amor pur fu perdente Colui che vinse tutte l’altre cose:

(2)

Dico di Orlando, il cavalliero adatto.

Non più parole ormai, veniamo al fatto.

4

La vera istoria di Turpin ragiona Che regnava in la terra de orïente, Di là da l’India, un gran re di corona, Di stato e de ricchezze sì potente E sì gagliardo de la sua persona, Che tutto il mondo stimava nïente:

Gradasso nome avea quello amirante, Che ha cor di drago e membra di gigante.

5

E sì come egli avviene a’ gran signori, Che pur quel voglion che non ponno avere, E quanto son difficultà maggiori

La desïata cosa ad ottenere,

Pongono il regno spesso in grandi errori, Né posson quel che voglion possedere;

Così bramava quel pagan gagliardo Sol Durindana e ’l bon destrier Baiardo.

6

Unde per tutto il suo gran tenitoro Fece la gente ne l’arme asembrare, Ché ben sapeva lui che per tesoro

Né il brando, né il corsier puote acquistare;

Duo mercadanti erano coloro

(3)

Che vendean le sue merce troppo care:

Però destina di passare in Franza Ed acquistarle con sua gran possanza.

7

Cento cinquanta millia cavallieri Elesse di sua gente tutta quanta;

Né questi adoperar facea pensieri, Perché lui solo a combatter se avanta Contra al re Carlo ed a tutti guerreri Che son credenti in nostra fede santa;

E lui soletto vincere e disfare

Quanto il sol vede e quanto cinge il mare.

8

Lassiam costor che a vella se ne vano, Che sentirete poi ben la sua gionta;

E ritornamo in Francia a Carlo Mano, Che e soi magni baron provede e conta;

Imperò che ogni principe cristiano, Ogni duca e signore a lui se afronta Per una giostra che aveva ordinata Allor di maggio, alla pasqua rosata.

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